Lettera ad un Alfa 6 mai avuta

Riceviamo dal gentile Sig. Filippo Fabri questa cortese email che volentieri pubblichiamo

 

Caro Alessandro Tarantino, ti do del tu perchè così facciamo prima, trovo fuori luogo i formalismi, tutt’al più che scrivo ad un appassionato come te: molto bello il tuo sito sull’Alfa6, spero possa arricchirsi sempre più di tutto quanto riguardi questa macchina: meccanica, interni, tecnologia, progettazione, ogni singolo suo dettaglio. Siamo prossimi a questo natale, ti regalo i miei ricordi personali. Questa bellissima auto, in versione blu (che ho letto mi pare sia chiamato “blu elettrico”) quel blu con un riflesso direi di viola, nn saprei ora dare una spiegazione migliore….potevo avere 5 o 6 anni (sono del 74), ricordo che giocavo sull’ampio balcone di casa mia, ricordo dei bellissimi giorni di primavera, con un sole meraviglioso e un cielo azzurro, quelle giornate quasi di primi caldi…poi sotto di me, verso l’ora di pranzo, mi soffermavo a guardare i garage che aveva il palazzo di fronte del mio parco, a livello suolo….eccola fare manovra, questa elegantissima e lucentissima berlina blu, nuovissima, perfettamente tirata a specchio, fermarsi davanti al suo garage…..lunghissima, austera, elegante, un’auto da capo di Stato, solo lei era (ed è) così, capace di meravigliarmi tanto era bella. Noi avevamo un’unica e onesta 127 gialla, quella usata da mio padre al lavoro, comprata in fabbrica e ben tenuta devo dire….mio padre si affaccia con me a guardare la scena, e dice “…ecco Filippo, sta arrivando Don Giovanni [il nome del proprietario dell’Alfa 6]…..guarda che bella….prima aveva l’alfetta, ora…ti piace questa?” dall’auto scende un elegante signore blu vestito in giacca e cravatta, bastone e Bombetta (ebbene sì, all’epoca era così), va dietro al portabagagli, lo apre e prende la sua 24 ore….e da sopra, a cofano alzato, vedevo i grandi fanali posteriori, i poggiatesta bianchi posteriori attraverso il lunotto posteriore verde….poche manovre, e la chiudeva in garage….Questo agiato signore, abitava al quarto piano proprio sul mio appartamento, posto invece al terzo. Devi sapere una cosa: sposato da tanti anni con una devota e brava moglie, aveva 3 figlie femmine, e pur avendolo desiderato, non ebbe mai figli maschi. Io, a 6 anni, ero divenuto qualcosa come un “figlio” per lui….spesso mi invitava a pranzo insieme alla sua famiglia, qualche volta anche a cena, mi chiedevano come andassi a scuola, i miei giochi preferiti…..insomma, ero trattato come un piccolo principino, e pur essendo piccolo me ne accorgevo. Ma venne il gran giorno “…ti piace la mia macchina?”…eccome se glielo dissi…”allora…vieni con me!...ci facciamo un giro insieme!...” e fu così che salii sulla mitica Alfa 6: avevo 6 anni ma già avvicinandomi era imponente, e quel colore….splendeva, quel violetto misto a blu, com’era bello. Ero abituato alla 127, appena entrai….era grandissima, comodissima….ho potuto rivedere queste immagini degli interni di quest’auto praticamente dopo 30 anni: ricordo quelle cenerieri grandi sulle porte posteriori perché saliì anche dietro, anzi ricordo di aver chiesto cosa fossero, e forse di averle aperte, quei sedili bianco/crema imbottiti con cuciture verticali, comodi come un divano, quella radica, il pomello dell’accendisigari….queste foto hanno riportato a galla nella mia mente i ricordi di un bambino estasiato, così sbalordito dall’opulenza di questa macchina da aver mantenuto una traccia nella memoria di tutto quello che aveva visto: pareva effettivamente lussuosa come una barca, come una rolls….che finiture…il motore non lo ricordo, ricordo che al suo interno sentivo solo la voce pacata di Don Giovanni che parlava con me, nulla veniva dall’esterno, vedevo davanti a me i bellissimi sedili e il mio autista in bombetta che tranquillamente faceva trottare a passeggio quella meraviglia….ricordo anche la striscia (blu, o verde smeraldo, ma non ricordo bene il colore) in cima al parabrezza…insomma ero sì bambino, ma mi sembrava di viaggiare in un mondo irreale, a bordo di un’auto venuta dal futuro, perché non avvertivo alcuna vibrazione dalla strada…..pochi anni dopo andarono via perché cambiarono casa e non la rividi più la mitica Alfa6. Ora non so perché sento la necessità di scriverti questo….probabilmente è perché, grazie al tuo sito, ho potuto rivederla, l’auto che sognavo da piccolo….avrei giurato che, nel futuro, sarebbero state tutte così, lo davo per scontato. Il rispetto, l’ammirazione che può avere oggi la più costosa delle Ferrari…questo suscitava la 6 in quell’epoca, e poi….era anche l’auto della polizia, dei carabinieri, delle massime autorità…che fascino!!!! Don Giovanni ne era fiero come si può essere fieri del più bel monumento del nostro Paese, tutto tipicamente e orgogliosamente italiano, il gioiello di punta del nostro Paese, senza rivali e senza timori. Come sono io, spero di vederne una tenuta veramente bene o restaurata in ogni minimo dettaglio sarà come incontrare di nuovo una cara amica mai dimenticata.

Quest’auto è stata uno spartiacque tra cos’era veramente l’Alfa e cosa ne è rimasto dopo, ora dico una cosa, e qui forse tu concorderai: dell’Alfa 6 dicono che fu congelata per la guerra del kippur, riproposta 6 anni dopo ecc, tuttavia come al solito si dimentica sempre di calarsi nel periodo storico: il mercato dell’auto era più “europeo” di oggi, ma spiccatamente italiano nei nostri riguardi: all’epoca poche erano le concessionarie multi-marca, e comprare un’auto estera era molto più dispendioso: dunque da un lato si seguiva molto il solco della tradizione e della continuità con i precedenti modelli, dall’altro che ricordi io il passaggio da un modello di grande vendita ad un altro difficilmente avveniva da un anno all’altro come si fa oggi, vuoi per la concorrenza estera, vuoi perché dell’auto se ne vuole fare per forza un bene di consumo: quindi 6 anni che oggi paiono tanti all’epoca erano tempi di progettazione più che normali (una progettazione più fatta di uomini, di designer e motoristi, telaisti, ecc quindi più tradizionale, poiché non come oggi bastava un computer): questa poi era un’ammiraglia, auto complessa e molto raffinata, metterla a punto non era facile, occorreva tempo, le risorse in gioco da mettere in campo erano considerevoli, erano scelte che dovevano durare nel tempo: poi è andata come è andata, la politica ha “svenduto” e mangiato in pochi anni un patrimonio industriale “regalandolo” per due soldi o semplicemente facendogli fare bancarotta, dopo aver insediato mille parassiti e incompetenti alle poltrone di comando: io le rimpiango tutte le Alfa, è stato un errore troppo grave ricorrere a frettolose rottamazioni, queste auto erano il mito della mia infanzia e adolescenza, vederle in livrea azzurra, argentata, o blu in azione era di un fascino che non si può descrivere….ce le invidiavano mezzo mondo , compresi i maggiori produttori tedeschi, che so venivano a studiare apposta le soluzioni innovative esclusiva di Arese….l’Alfa 6 con i suoi doppi fari nella calandra nera, due “occhi scrutatori” se mi consenti da pantera, il suo stile pulito e aggressivo, le sue lamiere tese….chi ne parla male non la conosce. Sono contento che molti di voi, a prezzo di tanti sacrifici lo so, cercate di salvare dall’oblio quest’ammiraglia, ingiustamente dimenticata, ingiustamente sminuita, e sarà sempre uno spettacolo e una meraviglia poterne ammirare una riportata all’originale splendore, o tenuta intatta negli anni. Avevamo solo quella, e la sua magnifica sorella fiat 130, e ne andavamo fieri, in quegli anni in cui, come ricordo io, avevamo in casa una sola tv (forse a colori, ma era un lusso), un semplice telefono a disco a filo, modeste e sobrie suppellettili, mobili nelle nostre case, qualche giocattolo per i più bambini, ma una voglia di andare avanti e di guardare al futuro che non ha avuto più eguali, la speranza e se vuoi la sensazione di essere in attesa di tutta la modernità che sembrava ad un passo da noi, frutto del prosieguo delle nostre tradizioni, che mai e poi mai avremmo immaginato finire da un giorno all’altro nell’indifferenza di un mondo che ogni giorno ci esclude da ogni cosa, ci offende con ritorni a metodi di lavoro già allora creduti estinti, che non dà valore alla qualità e all’innovazione, ma solo al becero e assurdo risparmio a scapito di ogni cosa, in nome di una produzione di massa sempre meno opportuna, asservita ai profitti più scellerati, scialaquati nei vizi più assurdi di quei pochi a cui è concesso ogni abuso e ogni arbitrio…..voglio concludere così:

 

L’Alfa 6 è la testimonianza nel mondo del glorioso passato industriale del nostro Paese, dei sogni e dell’identità di intere generazioni, preservata nel momento più basso e più buio della nostra storia da chi l’ha sempre amata e mai dimenticata, per lasciarla in eredità a quanti in futuro vorranno credere nella sua rinascita, come ammiraglia tutta italiana, fatta da italiani, per ricostruire nel solco della continuità….

 

Beh, auguri per il tuo sito, per la tua passione, e soprattutto grazie per il tuo lavoro….

 

Filippo